odio il natale
odio l'albero
gli addobbi
le palle colorate
le luci
le candele (profumate e non)
odio i regali sotto l'albero
gli oli profumati
le battutte folgoranti
odio la cena della vigilia
il pranzo successivo
odio il pane caldo
odio la festa dei bambini
il loro correre incessante
odio il
" tutti ci vogliamo bene"
odio il viaggio in macchina
il viaggio di ritorno
odio
i troppi discorsi inutili
odio i canti sacri
la neve sulle strade
i sorrisi
il vischio
i film alla tv
odio
vederlo correre per la stanza
il suo sbattere di ali
odio il suo disagio
le sue risa
odio la sua ansia
che se lo inghiotte
odio
i regali che non scarta
quelli già dimenticati
odio il suo allineare
gli oggetti in fila
odio questo natale.
ma spero almeno
che
anche quest'anno
come sempre
finirà
venerdì 25 dicembre 2009
giovedì 10 dicembre 2009
domenica 6 dicembre 2009
giovedì 3 dicembre 2009
3/12/2009
Piove.
Diluvia
a grandi gocce,
piove…
diluvia
infradiciati ...
ancora piove
…scorre su tutto il nostro corpo
e guardiamo il cielo
e l’unica cosa che vediamo
è tutta questa acqua sopra di noi
ancora piove
e l’unica cosa che sentiamo
è tutta questa acqua dentro le nostre scarpe
e ci tocca guardare un orizzonte
ma è così lontano…
Intriso com’è
da questa acqua
e non ci rimane
neanche una speranza
da poter sbirciare
e non rimane
neanche un miraggio
da poter spiare.
ci contiamo e ci ricontiamo
e non troviamo
neanche un tetto
per poterci riparare
e non scoviamo
neanche un tetto
dove poter sostare
E così rimaniamo
soli e impantanati,
e così rimaniamo
soli e inzuppati,
piove
e di nuovo ci contiamo
in questo diluvio
che rimane
l’unica cosa che abbiamo
sopra noi
Diluvia
a grandi gocce,
piove…
diluvia
infradiciati ...
ancora piove
…scorre su tutto il nostro corpo
e guardiamo il cielo
e l’unica cosa che vediamo
è tutta questa acqua sopra di noi
ancora piove
e l’unica cosa che sentiamo
è tutta questa acqua dentro le nostre scarpe
e ci tocca guardare un orizzonte
ma è così lontano…
Intriso com’è
da questa acqua
e non ci rimane
neanche una speranza
da poter sbirciare
e non rimane
neanche un miraggio
da poter spiare.
ci contiamo e ci ricontiamo
e non troviamo
neanche un tetto
per poterci riparare
e non scoviamo
neanche un tetto
dove poter sostare
E così rimaniamo
soli e impantanati,
e così rimaniamo
soli e inzuppati,
piove
e di nuovo ci contiamo
in questo diluvio
che rimane
l’unica cosa che abbiamo
sopra noi
domenica 22 novembre 2009
ESSE DI SUPERMAN
A casa mia, in salotto, c'è una foto molto grande appesa sopra il calorifero. Nella foto c'è Federico, bocca a forma di cuore, occhi grandi, una leggera aria assente, non aveva ancora tre anni. La foto era stata fatta quando ancora pensavo che Fede avesse un futuro non ancora segnato, un futuro da costruire, un futuro da inventare. Aveva una felpa blu con sopra la ESSE di superman. (Ho sempre considerato quell'immagine dopo quello che è successo una beffa al mio ignaro bambino). Federico era il mio eroe dagli occhi persi, un supereroe dallo sguardo rivolto ad un suo mondo che ancora non conoscevo, doveva essere libero, doveva essere diverso da me schiavo come sono dai mille lacci a cui mi sono legato.
Ricordo perfettamente il giorno in cui scattai quella foto, era di domenica, era fine marzo, era un anno prezioso pieno di speranza, era un anno...da ricordare, si preparava un viaggio in terra straniera, si preparava l'entrata di un nuovo sorriso che non sarebbe mai arrivato, si preparava un sogno.
Ma ben presto, come sai, colpo su colpo ci saremmo svegliati.
Ora sopra il calorifero del salotto di casa mia è rimasta la foto del mio angelo che guarda lontano, un mondo distante un mondo così lontano che... ci tocca guardare.
Ricordo perfettamente il giorno in cui scattai quella foto, era di domenica, era fine marzo, era un anno prezioso pieno di speranza, era un anno...da ricordare, si preparava un viaggio in terra straniera, si preparava l'entrata di un nuovo sorriso che non sarebbe mai arrivato, si preparava un sogno.
Ma ben presto, come sai, colpo su colpo ci saremmo svegliati.
Ora sopra il calorifero del salotto di casa mia è rimasta la foto del mio angelo che guarda lontano, un mondo distante un mondo così lontano che... ci tocca guardare.
venerdì 6 novembre 2009
6/11/2009
Forse l’unica cosa a me rimasta è aspettare: una giornata migliore, un sorriso caloroso, una pacca sulla spalla, un incoraggiamento che latita ad arrivare. Non so come, ma mi ritrovo sempre davanti ad una porta ad ore, dove chi esce dice sempre "Va tutto bene, tutto è OK", ma quello che rimane nelle mie mani è solo una manciata di polvere e un po’ di stanchezza.
Aspetto sogni che difficilmente germogliano, ingolfati come sono dalle troppe speranze che stentano a partire.
Certo che aspettare stanca, mentre i giorni passano spaesati tutti in linea, e quando sfiniti finiscono,terminano sempre cadendo al peso della notte. Allora ci si consola con le canzoni della radio, con le voci delle speaker sempre felici e gioiose (cosa darei per essere così, almeno per saper fingere così), o forse ciò che veramente aspetto, sono solo i rumori che trasmettono, rumori che s'infrangono contro il mio silenzio tiranno.
Alla fine si esce per una boccata d’aria, per un pensiero più sereno, ma fuori… tira un vento!, e in questi tempi... si sente una maledetta brutta aria.
Ma forse, quello che cerco in verità, è una cioccolata calda, con panna, che serva (almeno) a riscaldarmi un pò.
...e niente più
Aspetto sogni che difficilmente germogliano, ingolfati come sono dalle troppe speranze che stentano a partire.
Certo che aspettare stanca, mentre i giorni passano spaesati tutti in linea, e quando sfiniti finiscono,terminano sempre cadendo al peso della notte. Allora ci si consola con le canzoni della radio, con le voci delle speaker sempre felici e gioiose (cosa darei per essere così, almeno per saper fingere così), o forse ciò che veramente aspetto, sono solo i rumori che trasmettono, rumori che s'infrangono contro il mio silenzio tiranno.
Alla fine si esce per una boccata d’aria, per un pensiero più sereno, ma fuori… tira un vento!, e in questi tempi... si sente una maledetta brutta aria.
Ma forse, quello che cerco in verità, è una cioccolata calda, con panna, che serva (almeno) a riscaldarmi un pò.
...e niente più
lunedì 5 ottobre 2009
5/10/2009 ...in BILICO
Mi chiedo sempre perchè
non sopporti più il dolore,
perchè aspetto che passi
che svanisca
e non torni mai più.
La vita raccontata
(quella vera)
non dovrebbe durare così.
Le tragedie,
da quelle più grandi
a quelle più piccole
svaniscono...
o non dovrebbero essere così?
Mi arrocco ad un idea
(anche la più stupida)
che penso mi possa
far passare la giornata.
Ma alla sera
ho il fiato corto
e non dormo più.
Oltrepasso in bilico
la mia vita
assorto in quel dolore
dove in cuor mio so
di non uscirne più.
Ho paura tanta.
Grido.
ma le urla,
ormai,
chi le ascolta più.
non sopporti più il dolore,
perchè aspetto che passi
che svanisca
e non torni mai più.
La vita raccontata
(quella vera)
non dovrebbe durare così.
Le tragedie,
da quelle più grandi
a quelle più piccole
svaniscono...
o non dovrebbero essere così?
Mi arrocco ad un idea
(anche la più stupida)
che penso mi possa
far passare la giornata.
Ma alla sera
ho il fiato corto
e non dormo più.
Oltrepasso in bilico
la mia vita
assorto in quel dolore
dove in cuor mio so
di non uscirne più.
Ho paura tanta.
Grido.
ma le urla,
ormai,
chi le ascolta più.
giovedì 1 ottobre 2009
IL PARCO
A volte, mi sento il più piccolo, il più inutile degli uomini. Un padre piccolo, piccolo, schiacciato dalle proprie paure. Quando mio figlio mi chiede di andare al parco (il parco delle due chiese) mi sento un amaro in bocca, una sorta di angoscia che entra e mi stringe il cuore. Ovviamente lo porto, ma non come vorrei, sono sempre attento a che non si faccia del male, sono sempre attento a che non faccia del male. Quando arriva metto il timer, l’unico strumento che determina la fine dell’uscita al parco, con la speranza che suoni subito. Non mi godo l’uscita del mio bimbo, non mi godo le sue risa, il suo essere Federico. Mio figlio è autistico, è questo pur avendolo assimilato nel cervello e in parte nel cuore mi turba. Non so se il mio interesse sia veramente difenderlo oppure scappare per non affrontare gli altri bambini sani che giocano a giochi che lui non ha mai giocato, a giochi che lui non giocherà mai. Aspetto con ansia il trillo del mio cellulare che metta pausa alla mia angoscia da cattivo genitore. Torno a casa. Se posso, vigliaccamente, lascio l’incombenza a mia moglie. Lascio a lei l’uscita al parco. Lasciando a me quel sentimento da piccolo inutile uomo
martedì 22 settembre 2009
22/09/2009
Quando la notte si fa più notte è bello vedere il mio bambino da poco addormentato accoccolarsi tra le pieghe della mano di mia moglie sfinita in un sonno senza riposo. E’ dolce sentire il russare di Federico. un lieve strombettio, che rompe il rumore di una caotica Milano. Lavarsi i denti, mettersi il pigiama sono più un rituale per leggere un libro che il momento per andare a letto. Ma poi chi prendo in giro, in quelle ore lì il mio cuore annega in un mare denso di disperazione. Affoga.
L’unico pensiero è quello di chiudere gli occhi e sparire. Non morire, scomparire si, anestetizzandomi dal dolore. Annullarmi nel buio della notte per non ferirmi più, dormire per non svegliarmi mai più. Ma fuggire mi è impossibile. Chiudo il libro, chiudo gli occhi e il cuore e mi addormento al suono dolce del mio bambino.
L’unico pensiero è quello di chiudere gli occhi e sparire. Non morire, scomparire si, anestetizzandomi dal dolore. Annullarmi nel buio della notte per non ferirmi più, dormire per non svegliarmi mai più. Ma fuggire mi è impossibile. Chiudo il libro, chiudo gli occhi e il cuore e mi addormento al suono dolce del mio bambino.
lunedì 14 settembre 2009
14/09/2009
sicuramente non bestemmio...
una vita così e assai più blasfema
(di mille imprechi in mille bordelli)
vi dico
un anno così a voi può bastare
vi dico.
invece io
ne ho già troppi alle spalle
non bestemmio vi giuro.
ma poi...
un insulto così che peso avrebbe
sulla fede;
un ingiuria a dio che peso avrebbe
sulla vostra fede;
ma senza parole
il silenzio
alla fine non è un insulto continuo.
un isulto infinito
e che peso per il mio povero
fede.
non bestemmio,
tanto a che serve?
tanto lui non si offende di certo.
una vita così e assai più blasfema
(di mille imprechi in mille bordelli)
vi dico
un anno così a voi può bastare
vi dico.
invece io
ne ho già troppi alle spalle
non bestemmio vi giuro.
ma poi...
un insulto così che peso avrebbe
sulla fede;
un ingiuria a dio che peso avrebbe
sulla vostra fede;
ma senza parole
il silenzio
alla fine non è un insulto continuo.
un isulto infinito
e che peso per il mio povero
fede.
non bestemmio,
tanto a che serve?
tanto lui non si offende di certo.
giovedì 13 agosto 2009
13/08/2009
Federico parla…
Parole poche e sottovoce,
attimi che si confondono
attimi che si nascondono
in un grande silenzio.
Federico ascolta..
In quei rari secondi
Che a me sembrano secoli
In quella guerra che c’è
(nel mio cuore),
Federico dorme…
Rana danzante,
farfalla volante
Nel nostro mondo così perfetto
Che non è lecito raccontare
Dove non è lecito ascoltare
Federico guarda la mia mano
Incerto
In un futuro da uomo…
così poco moderno
Parole poche e sottovoce,
attimi che si confondono
attimi che si nascondono
in un grande silenzio.
Federico ascolta..
In quei rari secondi
Che a me sembrano secoli
In quella guerra che c’è
(nel mio cuore),
Federico dorme…
Rana danzante,
farfalla volante
Nel nostro mondo così perfetto
Che non è lecito raccontare
Dove non è lecito ascoltare
Federico guarda la mia mano
Incerto
In un futuro da uomo…
così poco moderno
martedì 11 agosto 2009
UNA GRANDE VERITA'
Se cerchi una mano che ti aiuti nel momento del bisogno,
la trovi alla fine del tuo braccio.
(Confucio)
la trovi alla fine del tuo braccio.
(Confucio)
lunedì 27 luglio 2009
27/07/2009
la mia vita è tutto un tener di fiato,
ucciso il sogno cosa rimane?
forse piccole brezze,
forse il tornare a casa,
forse...
ucciso il sogno cosa rimane?
forse piccole brezze,
forse il tornare a casa,
forse...
martedì 14 luglio 2009
lettera aperta
mi chiamo Fabio, chi vi parla ha un figlio disabile, Scrivo per parlare della situazione disastrosa che viviamo noi famiglie afflitte da questo problema. Mio figlio, ha sette anni, è un bambino dolcissimo, ed ha l’autismo. A parte l’ignoranza che serpeggia su questa malattia, mio figlio non è tra quelli che si rompono la testa al muro ne tra quelli che appena vedono una pagina la imparano a memoria, mio figlio, per mia fortuna, non è tra quelli vessati da compagni bulli.. Mio figlio ha una difficoltà enorme a socializzare, mio figlio ha una difficoltà enorme a formulare una frase di uso comune, mio figlio ha una difficoltà enorme ad esprimere le proprie emozioni.. A scuola pur avendo una disabilita al 100 %, ha diritto solamente ad un insegnante di sostegno per metà delle ore. Gli insegnanti di sostegno cambiano ogni anno e non hanno il tempo di imparare a lavorare con il bambino A Milano ci sono pochi logopedisti per autismo, e quei pochi hanno una lista da attesa di un anno. A Milano i servizi per i bambini per autismo sono pochi e mal organizzati. L’estate è il periodo più duro. In Estate gli operatori ti sconsigliano di mandare in colonia il bambino: “Non sono formati, e potrebbe soffrire nel stare con gli altri bambini”. La paura del futuro non ci fa dormire. I telegiornali oltre incensare il nostro premier, parlano dei nuovi gusti di gelato in questa calda estate, dei nuovi flirt di qualche velina, oppure del coraggio dimostrato da un cane con tre gambe.
Siamo soli. Veramente soli.
lettera pubblicata su Vanity Fair
Siamo soli. Veramente soli.
lettera pubblicata su Vanity Fair
giovedì 4 giugno 2009
ALTA MAREA: L'INIZIO
1
Uno spruzzo d’acqua ti colpisce il viso all’improvviso, ti svegli nauseato dalla salsedine che mastichi ancora assonnato. Maledici Dio per questo. Dormivi così bene, che proprio non capisci.
Il sole ancora tarda a scaldarti le ossa; la pelle e la carne sono ancora intorpidite dal troppo sonno. Cazzo, …dormivi così bene. Ti svegli, ma non è come al solito. La luce ti ferisce gli occhi; scendi appena dal letto. Una giornata come le altre… (PENSI). Solo alcune cose: colazione, passare dalla signora, poi al ristorante, una birra, cinema e calcetto con gli amici. Niente di più niente di meno.
Una giornate come tante altre. Si va dalla signora (per poco)… e lì ci si rimane. Il sole ora è caldo sei tu che provi ancora freddo, il gelo ti blocca lo stomaco, il cervello. L’acqua scivola lentamente sul viso. Sei bagnato fradicio, la sabbia completamente intrisa ti copre i piedi fino alle caviglie. Sprofondi, ogni passo che fai la fatica è sempre più dura e alla fine sconfitto ti siedi.
La signora, intanto, ti guarda con occhi annoiati, deve avere fretta è sbrigativa, asciutta; sorride, ma il sorriso è agghiacciante. Ora parla, le parole sono fuoco; ma non riscaldano, non illuminano. Le parole escono e creano il vuoto in un piccolo buco nero al centro del tuo cuore. Scappa. Decidi di alzarti, ma le gambe non ti ascoltano più, le braccia non ti sentono più, il cuore…si è fermato. Cazzo, dormivi così bene.
2
La sabbia è lurida, isolotti sperduti, galleggiano in mezzo al mare; pieni di fango e spazzatura. Ti arrabatti in mezzo a sassi sconnessi. Come un bimbo cerchi riparo, cerchi di costruire una muraglia che ti protegga. Ma onde immense ti inghiottono come bocconi per i pesci. Ma tu ostinato continui. Un piano, poi un altro, pensi che ora il sole ti possa guardare con un certo rispetto. Ma nuvole minacciose ti coprono la visuale.
Piove, piove, piove.
Il castello si sfascia tra le tue mani. Ricominci a sprofondare, come sabbie mobili. Cadi giù. Allora conficchi legni alti come palazzi, che difendano almeno il tuo cuore, un recinto che possa schermati dal dolore. Lo difendi come ghiaccio all’equatore. La schiena s’incurva come un arco al cielo. La freccia non scocca nella volta celeste. Trafigge il tuo cuore. Cadi giù.
3
Pensavo che qualsiasi giornata avesse una fine. La mezzanotte fosse la fine, Dio mio il tempo non esiste (si deve essere fermato il 5 ottobre). Arranchi dici cazzate con gli amici ma il pensiero è lì. Non scappa. Non fugge. Rimane lì. Cerchi di trovare un senso per alzarti la mattina. Un sorso d’aria (ci si sveglia sempre prima), ma ti manca il fiato. Alla tv parlano di cose prive di senso. Aspetti che il tempo (il tempo!) rimargini alcune ferite. Ma la ferita è aperta e ti guarda. Dio (se esiste) non ti ama o forse non ti ha mai amato. Ma forse è meglio così. La notte diventa sempre più piccola e ne riconosci i rumori, i suoni, gli odori; ti svegli e la stanchezza prende il sopravvento.
4
Il tempo passa, le speranze da grandi si fanno sempre più piccole. Noccioli duri conficcati nello stomaco. Biglie che girano come centrifughe nella tua vita, ruotano e ti viene da vomitare. La vita è una spugna intrisa di fiele, ogni volta che la schiacci ti riempie la bocca. Il dolore non passa. SPEGNITI. Ma ogni mattina qualcuno accende l’avvio senza il tuo consenso. Piangi, ma è un pianto che non consola.
…la sabbia e tra i piedi, il mare ha mangiato il mangiabile. Quattro spilloni circondano il TUO cuore. Ma non sono una grande protezione.
5
Quando tutto sembra finito lui ti guarda e sorride. E’ l’ora che ci si alzi e si vada avanti.
fine
A mio figlio: che vive all’incrocio dei venti…
Uno spruzzo d’acqua ti colpisce il viso all’improvviso, ti svegli nauseato dalla salsedine che mastichi ancora assonnato. Maledici Dio per questo. Dormivi così bene, che proprio non capisci.
Il sole ancora tarda a scaldarti le ossa; la pelle e la carne sono ancora intorpidite dal troppo sonno. Cazzo, …dormivi così bene. Ti svegli, ma non è come al solito. La luce ti ferisce gli occhi; scendi appena dal letto. Una giornata come le altre… (PENSI). Solo alcune cose: colazione, passare dalla signora, poi al ristorante, una birra, cinema e calcetto con gli amici. Niente di più niente di meno.
Una giornate come tante altre. Si va dalla signora (per poco)… e lì ci si rimane. Il sole ora è caldo sei tu che provi ancora freddo, il gelo ti blocca lo stomaco, il cervello. L’acqua scivola lentamente sul viso. Sei bagnato fradicio, la sabbia completamente intrisa ti copre i piedi fino alle caviglie. Sprofondi, ogni passo che fai la fatica è sempre più dura e alla fine sconfitto ti siedi.
La signora, intanto, ti guarda con occhi annoiati, deve avere fretta è sbrigativa, asciutta; sorride, ma il sorriso è agghiacciante. Ora parla, le parole sono fuoco; ma non riscaldano, non illuminano. Le parole escono e creano il vuoto in un piccolo buco nero al centro del tuo cuore. Scappa. Decidi di alzarti, ma le gambe non ti ascoltano più, le braccia non ti sentono più, il cuore…si è fermato. Cazzo, dormivi così bene.
2
La sabbia è lurida, isolotti sperduti, galleggiano in mezzo al mare; pieni di fango e spazzatura. Ti arrabatti in mezzo a sassi sconnessi. Come un bimbo cerchi riparo, cerchi di costruire una muraglia che ti protegga. Ma onde immense ti inghiottono come bocconi per i pesci. Ma tu ostinato continui. Un piano, poi un altro, pensi che ora il sole ti possa guardare con un certo rispetto. Ma nuvole minacciose ti coprono la visuale.
Piove, piove, piove.
Il castello si sfascia tra le tue mani. Ricominci a sprofondare, come sabbie mobili. Cadi giù. Allora conficchi legni alti come palazzi, che difendano almeno il tuo cuore, un recinto che possa schermati dal dolore. Lo difendi come ghiaccio all’equatore. La schiena s’incurva come un arco al cielo. La freccia non scocca nella volta celeste. Trafigge il tuo cuore. Cadi giù.
3
Pensavo che qualsiasi giornata avesse una fine. La mezzanotte fosse la fine, Dio mio il tempo non esiste (si deve essere fermato il 5 ottobre). Arranchi dici cazzate con gli amici ma il pensiero è lì. Non scappa. Non fugge. Rimane lì. Cerchi di trovare un senso per alzarti la mattina. Un sorso d’aria (ci si sveglia sempre prima), ma ti manca il fiato. Alla tv parlano di cose prive di senso. Aspetti che il tempo (il tempo!) rimargini alcune ferite. Ma la ferita è aperta e ti guarda. Dio (se esiste) non ti ama o forse non ti ha mai amato. Ma forse è meglio così. La notte diventa sempre più piccola e ne riconosci i rumori, i suoni, gli odori; ti svegli e la stanchezza prende il sopravvento.
4
Il tempo passa, le speranze da grandi si fanno sempre più piccole. Noccioli duri conficcati nello stomaco. Biglie che girano come centrifughe nella tua vita, ruotano e ti viene da vomitare. La vita è una spugna intrisa di fiele, ogni volta che la schiacci ti riempie la bocca. Il dolore non passa. SPEGNITI. Ma ogni mattina qualcuno accende l’avvio senza il tuo consenso. Piangi, ma è un pianto che non consola.
…la sabbia e tra i piedi, il mare ha mangiato il mangiabile. Quattro spilloni circondano il TUO cuore. Ma non sono una grande protezione.
5
Quando tutto sembra finito lui ti guarda e sorride. E’ l’ora che ci si alzi e si vada avanti.
fine
A mio figlio: che vive all’incrocio dei venti…
mio figlio
Il mio bimbo vive sulla luna
occhi persi in ogni angolo
del mio cuore.
A volte salta, salta...
e sbatte le ali.
Ma non può scappare via
chiuso com'è
nella sua gabbia nera
(Chiusa, dovunque essa sia)
il suo sguardo è sulla luna
dove spesi tutti i miei sogni
persi... prima di dire
pronti, partenza, VIA.
il mio amore canta
in una lingua
che non è la mia.
ma infondo
chissà come si parla
in quella luna lì.
celata
che non si vede mai da qui.
il mio bimbo è sulla luna,
salta e salta
sbatte le ali
e non vola mai via
occhi persi in ogni angolo
del mio cuore.
A volte salta, salta...
e sbatte le ali.
Ma non può scappare via
chiuso com'è
nella sua gabbia nera
(Chiusa, dovunque essa sia)
il suo sguardo è sulla luna
dove spesi tutti i miei sogni
persi... prima di dire
pronti, partenza, VIA.
il mio amore canta
in una lingua
che non è la mia.
ma infondo
chissà come si parla
in quella luna lì.
celata
che non si vede mai da qui.
il mio bimbo è sulla luna,
salta e salta
sbatte le ali
e non vola mai via
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