giovedì 1 ottobre 2009
IL PARCO
A volte, mi sento il più piccolo, il più inutile degli uomini. Un padre piccolo, piccolo, schiacciato dalle proprie paure. Quando mio figlio mi chiede di andare al parco (il parco delle due chiese) mi sento un amaro in bocca, una sorta di angoscia che entra e mi stringe il cuore. Ovviamente lo porto, ma non come vorrei, sono sempre attento a che non si faccia del male, sono sempre attento a che non faccia del male. Quando arriva metto il timer, l’unico strumento che determina la fine dell’uscita al parco, con la speranza che suoni subito. Non mi godo l’uscita del mio bimbo, non mi godo le sue risa, il suo essere Federico. Mio figlio è autistico, è questo pur avendolo assimilato nel cervello e in parte nel cuore mi turba. Non so se il mio interesse sia veramente difenderlo oppure scappare per non affrontare gli altri bambini sani che giocano a giochi che lui non ha mai giocato, a giochi che lui non giocherà mai. Aspetto con ansia il trillo del mio cellulare che metta pausa alla mia angoscia da cattivo genitore. Torno a casa. Se posso, vigliaccamente, lascio l’incombenza a mia moglie. Lascio a lei l’uscita al parco. Lasciando a me quel sentimento da piccolo inutile uomo
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