martedì 6 dicembre 2011

SEIDICEMBRE

Il cielo si aprì, ed un tiepido sole riscaldò la cucina. Era da poco finito il pranzo, piccole briciole di pane sul tavolo, e il suono di un televisore non ascoltato che si diffondeva nell'aria. Era l'ora sua. Era l'ora in cui l'aspettare diventava più penoso. Era da un po' che il tempo sembrava si fosse fermato per dare un peso diverso ad ogni secondo che passava. Era lì a guardare alla finestra, a guardare le nuvole spezzarsi a raggi di sole sempre più accesi. Era lì a guardare il tempo che penoso passava senza dare fiato. Si sedette sul divano chiudendo gli occhi. Una goccia o una lacrima scese sulla sua guancia.
Pensò: “Forse, il maltempo non è del tutto finito” .

giovedì 6 ottobre 2011

LA CURA

non è il tonfo
del cuore che scivola
(chi non conosce non lo può vivere)
il chiodo che trafigge
da sempre
noi peccatori
non è il mio girare intorno
ad una disperazione
come per trovare una strada
o un senso
ad una via da tempo smarrita
negli occhi non c'è
più lo stupore
del lasciarsi andare per poi ritornare
non c'è salvezza
non c'è amarezza
non c'è perdono
solo questa consapevolezza
che ormai sale...
o forse è il sapere
di essermi irrimediabilmente
ammalato di dolore,

sabato 1 ottobre 2011

ELP (AIUTO)

Silenzio. È bello ascoltare il suo cuore confondersi con il mio. Oggi, il primo attimo di pace in questa guerra che chiamano vita. Nel buio della sua stanza, i miei occhi lo difendono dai miei brutti sogni, dagli sguardi indiscreti. Sogna, in un mondo incantato dove non potrò mai entrare. I suoi capelli tra le mie mani, Lui, appoggia la testa al mio cuore, e il suo respiro si confonde con il mio. La mia vita è tutta qua. Il mio amore, lo stringo forte a me. Dorme, in un lungo respiro che chiamano vita...

sabato 17 settembre 2011

CI.PI

Ci sono giorni che il mio sorriso mi rimane tra le labbra, io non vorrei... nel mio cuore un cratere nero, mi esce forse per un'abitudine o forse è colpa del cielo. Sto ridendo forte, le risa coprano i miei pensieri. Tutti. Come una coperta che li avvolge per farli riposare. Stanno li accucciati pronti a mordere, ed io mi arrabatto col mio cuore bucato a scacciarli come un soffio nel vento. Ma non serve mai. E le mie inventive mi servono per appoggiarmi ad ogni giorno che viene. Io al dolore gli do del tu. Da sempre. C'è chi rinuncia, meglio pensare a ciò che potrà essere che a speranze fatte di nuvole. Il mio cuore mi ascolta sempre e le mie lacrime servono ad annaffiare le mie illusioni. Ma ci sono giorni come questi che il mio sorriso mi rimane tra le labbra...

domenica 11 settembre 2011

11SETTEMBRE

Non ascoltare
il cuore diventa un'abitudine
quando senti solo male,
un battere incessante
tra pensieri e rimpianti.
Tra vita vissuta e vita sperata,
il dolore (lo sai) aspetta
tra un sorriso e un tirar di fiato,
la solitudine non si sconfigge
in una cascata di parole,
a volte con un sorriso ci si arma,
ma è lunga la battaglia...
e poi non conta la solitudine di un cuore in mezzo a così tanto.

mercoledì 3 agosto 2011

NIENTE PAURA

Lo sbattere della finestra svegliò Fabio dal suo sonno agitato. Faceva caldo. Agosto tremendo!, l’aria come ovatta premeva sulla sua pelle. Si alzò per chiudere la finestra, era presto e non voleva svegliare il bambino. Ormai chi dormiva più. Aspettare il tramonto davanti alla finestra, gli pareva una buona idea. Nessuna luce rossa all’orizzonte ne canti di usignoli tra gli alberi. A Milano non era così, ma comunque rigirarsi tra le lenzuola sudate non ne aveva proprio voglia.
In quel periodo Fabio non era particolarmente soddisfatto di come gli andavano le cose. Il lavoro… aveva voglia di una vacanza da passare insieme alla famiglia.
Aveva voglia di libertà. Soliti pensieri di un trentenne insoddisfatto. Pensava. E poi… il lavandino si intasava sempre, un periodo stancante.
Alle sei era già sotto la doccia, l’acqua cadeva sui suoi pensieri facendoli scivolare via sotto i suoi piedi.
Colazione! quel giorno aveva bisogno di una brioche alla crema e cappuccino. Ma era troppo presto. Fede non era ancora sveglio. Sibilla dormiva accanto lui.
Decise di uscire. Affrontare il caldo da solo. Una passeggiata tra il risveglio di una città mai veramente addormentata.
…..
BLIN, BLIN…

Era passato un mese, il primo temporale dopo troppo tempo. Le nuvole coprirono il cielo in una morsa chiudendo le porte al sole. Dopo alcuni minuti un rombo. Scariche di luce attraversarono l’aria portando con se un vento impetuoso e ricco di odori. Federico si stringeva a suo padre, erano al parco, dietro casa. Giocare a palla non ne aveva voglia (ma quando mai ne aveva voglia). Fabio lo prese in braccio e si mise a correre tra le gocce calde che cadevano sulle loro magliette sudate. Fede rideva, era più affascinato dal fiatone di suo padre che dai tuoni. Salvi! Casa!. Un asciugamano tra i capelli e una grande risata. Federico aveva due anni e ancora non parlava tanto, piccole parole si, con il loro accento meccanico come di una lingua slava. Ci si rideva sopra come sempre.

…..
BLIN, BLIN…

Bisogna cambiare, avevano deciso di allargare la famiglia, era arrivato il momento giusto, il momento per fare una scelta. I tempi dell’aspettare, delle indecisioni era alle spalle. E neanche dopo il primo mese sua moglie era già in dolce attesa.

…..
BLIN, BLIN…

Ultimamente certi pensieri venivano scacciati via, o meglio, venivano pigiati come paglia dentro un sacco. Più premeva più lo spazio apparente cresceva. Lasciando la sensazione di nuove possibilità. Parigi, andava bene, era la prima volta fuori dall’Italia. Federico sarebbe stato dai suoi nonni. E avrebbero fatto la loro luna di miele. Aprile sotto la pioggia. Ma quattro giorni divertenti. La paglia pressava per scappare fuori.

…..
BLIN, BLIN, dottoressa…

“lo vede non è sordo, si gira quando suono il campanello”
“ma dottoressa mi sembra che a volte non mi ascolti, ho paura che sia sordo”
“no, signora, le assicuro che non è sordo”
“ma quasi non parla, sono molto in ansia”
“non si preoccupi, vedrà che quando andrà alla scuola materna, comincerà a parlare…”
“dottoressa…”

La paglia si faceva strada nella loro via.

domenica 10 luglio 2011

il tempo

Il tempo non soddisfa mai le nostre pretese.
I momenti da ricordare. Sono sempre avvenimenti minimi, una birra gelata in una giornata afosa, il camminare silenzioso in una strada alberata. Il profumo del pane al rosmarino appena sfornato in una mattina in una via di Firenze. Cose piccole, che valgono una vita. Mi ritrovo seduto vicino ad una siepe. Affiorano vecchi sogni, pensieri in cerca di un padrone. Sento il caldo del sole che brucia la pelle. Strizzo gli occhi sotto occhiali dalle lenti scure. Un respiro profondo.
Il tempo non soddisfa mai le nostre pretese.

giovedì 17 febbraio 2011

DICIASETTEFEBBRAIO

e... alla fine,
non vorrei che il tutto si riducesse
ad un soffio alla nebbia

sabato 5 febbraio 2011

cinquefebbraio

Inabile
al cuore
aspetto...
un futuro che non sa
come
arrivare

e mi arranco,
ad una voce,
e mi sporgo
ad una frase,
che non sa
arrivare

ed io mi giro
intondo
come per un peccato
da espiare
ed io mi guardo
attorno
come per un reato
da confessare

o forse, meglio---

Come un piccolo
Animale poco sveglio
capisco il dolore
solo
quando sarà...
già vissuto-

martedì 1 febbraio 2011

RIFLUSSO

Cinque anni, da quel primo spruzzo. La vita (?) uno schiamazzo continuo, il mio cuore un muscolo inerte. L'aria (quella buona) non c'è, si sopravvive pensando ad un giorno che non ci sarà. A parte quello..., tutto ha perso il suo senso. Mi voglio spiegare meglio, da piccoli (tutti prima o poi ci siamo passati da quell'età) parlavamo ore e ore di cose che ora (mi scuso!) non ce ne frega più niente. E ci sembra normale. Faccio un altro esempio, il calcio... a me non interessa (proprio nulla) avete mai ascoltato qualcuno che parla dell'ultima azione dell'attaccante, del modulo sbagliato dell'allenatore e sentirsi... un alieno. Io vivo dentro ad uno stadio in piena finale di champions legue. Alieno (per loro) in un mondo di alieni (per me).
Cinque anni, e il mondo alle spalle.

RAGAZZI SI AFFONDA!!

PAURA e niente più
GLU,GLU,GLU,GLU,GLU,GLU!!!

domenica 30 gennaio 2011

PRECIPITA

camminare o no appesi...
alla fine non conta
si muore un po' ogni giorno
tra buchi da riempire
e sorrisi
da dimenticare.

Ogni giorno
il solito strazio
questo cuore...
sentirne il sapore,
l'amaro in gola
che sale
e... il mio cuore
che non sa partire

appesi (lo sai)
dalla fune non conta,
cadere piano piano
o precipitare.
dopo il primo
baccano (lo sai)
le mille voci
si disperderanno
con l'arrivo
di un nuovo pianto.

sabato 22 gennaio 2011

IERI

in ogni mattina
di questa mia nuova vita
aspettare rimane l'unica cosa che conti (per me)
un sorriso,
calde parole,
nuove speranze...
che stentano a partire

o forse è solo un modo per arrivare alla sera,

in ogni notte
di questa mia strana vita
aspettare rimane
l'unica cosa che
illuda un po'
il mio cuore
ad un giorno nuovo,
ad una speranza da scoprire
e quelle parole
che ancora stentano ad arrivare.

in un tempo
forse

mi rimanevano
i miei sogni sconnessi
ma ora
sono solo segni
che precipitano
e non dovrebbero
confondersi
mai.

io una croce già segnata
io complesso
io perso

mercoledì 12 gennaio 2011

dodicigennaio

svuoto l'anima
asciugandomi al sole
sul mio viso

lacrime
che non cadono più

Nella mia giacca

tasche quasi vuote
si trovano
soltanto
pochi spiccioli

e pensieri cattivi
intrecciati tra loro


Vorrei, scappare
(fuggire?)
in terre dove il cuore
non possa fare (più) così male
dove si possa andare,


andare senza più tornare

ma di posti così non ci sono più

o forse

(meglio)
sarò solo io
che non so viaggiare più.