1
Uno spruzzo d’acqua ti colpisce il viso all’improvviso, ti svegli nauseato dalla salsedine che mastichi ancora assonnato. Maledici Dio per questo. Dormivi così bene, che proprio non capisci.
Il sole ancora tarda a scaldarti le ossa; la pelle e la carne sono ancora intorpidite dal troppo sonno. Cazzo, …dormivi così bene. Ti svegli, ma non è come al solito. La luce ti ferisce gli occhi; scendi appena dal letto. Una giornata come le altre… (PENSI). Solo alcune cose: colazione, passare dalla signora, poi al ristorante, una birra, cinema e calcetto con gli amici. Niente di più niente di meno.
Una giornate come tante altre. Si va dalla signora (per poco)… e lì ci si rimane. Il sole ora è caldo sei tu che provi ancora freddo, il gelo ti blocca lo stomaco, il cervello. L’acqua scivola lentamente sul viso. Sei bagnato fradicio, la sabbia completamente intrisa ti copre i piedi fino alle caviglie. Sprofondi, ogni passo che fai la fatica è sempre più dura e alla fine sconfitto ti siedi.
La signora, intanto, ti guarda con occhi annoiati, deve avere fretta è sbrigativa, asciutta; sorride, ma il sorriso è agghiacciante. Ora parla, le parole sono fuoco; ma non riscaldano, non illuminano. Le parole escono e creano il vuoto in un piccolo buco nero al centro del tuo cuore. Scappa. Decidi di alzarti, ma le gambe non ti ascoltano più, le braccia non ti sentono più, il cuore…si è fermato. Cazzo, dormivi così bene.
2
La sabbia è lurida, isolotti sperduti, galleggiano in mezzo al mare; pieni di fango e spazzatura. Ti arrabatti in mezzo a sassi sconnessi. Come un bimbo cerchi riparo, cerchi di costruire una muraglia che ti protegga. Ma onde immense ti inghiottono come bocconi per i pesci. Ma tu ostinato continui. Un piano, poi un altro, pensi che ora il sole ti possa guardare con un certo rispetto. Ma nuvole minacciose ti coprono la visuale.
Piove, piove, piove.
Il castello si sfascia tra le tue mani. Ricominci a sprofondare, come sabbie mobili. Cadi giù. Allora conficchi legni alti come palazzi, che difendano almeno il tuo cuore, un recinto che possa schermati dal dolore. Lo difendi come ghiaccio all’equatore. La schiena s’incurva come un arco al cielo. La freccia non scocca nella volta celeste. Trafigge il tuo cuore. Cadi giù.
3
Pensavo che qualsiasi giornata avesse una fine. La mezzanotte fosse la fine, Dio mio il tempo non esiste (si deve essere fermato il 5 ottobre). Arranchi dici cazzate con gli amici ma il pensiero è lì. Non scappa. Non fugge. Rimane lì. Cerchi di trovare un senso per alzarti la mattina. Un sorso d’aria (ci si sveglia sempre prima), ma ti manca il fiato. Alla tv parlano di cose prive di senso. Aspetti che il tempo (il tempo!) rimargini alcune ferite. Ma la ferita è aperta e ti guarda. Dio (se esiste) non ti ama o forse non ti ha mai amato. Ma forse è meglio così. La notte diventa sempre più piccola e ne riconosci i rumori, i suoni, gli odori; ti svegli e la stanchezza prende il sopravvento.
4
Il tempo passa, le speranze da grandi si fanno sempre più piccole. Noccioli duri conficcati nello stomaco. Biglie che girano come centrifughe nella tua vita, ruotano e ti viene da vomitare. La vita è una spugna intrisa di fiele, ogni volta che la schiacci ti riempie la bocca. Il dolore non passa. SPEGNITI. Ma ogni mattina qualcuno accende l’avvio senza il tuo consenso. Piangi, ma è un pianto che non consola.
…la sabbia e tra i piedi, il mare ha mangiato il mangiabile. Quattro spilloni circondano il TUO cuore. Ma non sono una grande protezione.
5
Quando tutto sembra finito lui ti guarda e sorride. E’ l’ora che ci si alzi e si vada avanti.
fine
A mio figlio: che vive all’incrocio dei venti…
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